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Astrologia e Scienza: che sia tutto un malinteso?

All'inizio di un nuovo secolo e per di più di un nuovo millennio viene voglia di sunti e di puntualizzazioni, molto utili, se non necessari, per liberarci dalla zavorra che intanto si è accumulata nel nostro cammino.
In quest'ottica è da intendersi questo nostro incontro in cui cercheremo di chiarire una volta per …questa volta, ma si intende per tutte, come vada collocata l'Astrologia in uno dei suoi rapporti più dibattuti: quello con la Scienza.
E' o non è essa stessa scienza? E se scienza, di quale tipo?
Ma, prima di tutto, che cosa intendiamo per Scienza? E, prima ancora, che cos'è l'Astrologia?
Il fiume dell'argomento ha già raggiunto il mare aperto.
E proprio perché non venga travolto dai flutti dividerò la mia esposizione in tre parti :
• nella prima traccerò una breve storia dell'Astrologia mettendo in evidenza non solo la sua importanza storico-culturale, ma il fatto che ininterrottamente (in Oriente almeno) ha accompagnato la storia delle varie civiltà;
• nella seconda affronterò lo specifico rapporto tra Astrologia e Scienza per enucleare quanto di incoerente e di pretestuoso ci sia nelle critiche che vengono fatte all'Astrologia (e qui ci chiederemo cosa si intenda oggidì per Scienza);
• nella terza parte, infine, esporremo le più comuni obiezioni che all'Astrologia vengono fatte, vuoi dalla persona inesperta, vuoi dal giornalista di turno, per toglierle comunque in un sol colpo ogni credibilità.
Avremo allora occasione per confutare i più diffusi pregiudizi che - come quasi sempre - affondano le loro radici nel terreno dell'ignoranza, ma anche di un certo conservatorismo mentale tanto più rassicurante, quanto più condiviso e diffuso.
Allacciate le cinture di sicurezza! Stiamo entrando nella I Parte che vi trascinerà, in tutta velocità, attraverso 4000 anni circa di storia.


I

La base della nostra Astrologia è quella tolemaica. Claudio Tolomeo, un greco di Alessandria d'Egitto, nel II sec. d.C. ha fatto, da dotto studioso qual era, un' eccezionale summa del sapere astronomico e astrologico insieme (né si sarebbe potuto altrimenti, giacché Astronomia e Astrologia sono rimaste armoniosamente insieme almeno fino a Galilei).
Le sue conoscenze di scienziato e di astronomo Tolomeo le ha raccolte nei 13 libri della sua "Syntaxis mathematicà" (Compendio matematico), meglio conosciuta sotto il nome della traduzione araba "Almagesto" (Massimo, sottinteso compendio); le sue conoscenze astrologiche, e il suo sforzo di ridurle in un insieme coerente, le ha sintetizzate nei 4 libri del Tetrabiblos, della cui storia editoriale parleremo alla fine di questo excursus.
Per Tolomeo - e noi con lui - l'Astrologia è superiore a tutte le altre forme mantiche, e cioè di divinazione, proprio perché alla sua base c'è la scienza esatta della matematica, quella che calcola il moto ciclicamente perenne dei pianeti, che costituiscono, come sappiamo, l'ossatura di ogni oroscopo.
A Tolomeo dunque il grande merito di aver sistematizzato l'Astrologia; ma l'Astrologia non è nata con lui; ha avuto padri più antichi e da altre piramidi è stata avvistata per la prima volta.
Essa infatti nacque all'incirca 2000 anni prima di Tolomeo, in Mesopotamia, nella pianura del Tigri e dell'Eufrate, a Babilonia. In quella terra, di giorno arroventata dal sole, la notte è permeata da una stupenda atmosfera, così limpida e tersa che rende ancor più grandi e visibili le stelle, smagliantemente sparse sull'immenso mantello blu del cielo. Questo splendido cielo veniva indagato da magi sapienti ( gli scienziati del tempo), assisi sui terrazzi delle poderose zigurrat.
Nel sincronico ruotare della volta del cielo delle stelle fisse si notavano oltre, naturalmente, il Sole e la Luna, dei corpi celesti, che compivano i loro moti in direzione opposta rispetto alle stelle fisse: i pianeti ( in greco planétes significa vaganti - questo per ricordarvi, naturalmente mi rivolgo al pubblico dei non addetti ai lavori , che quando l'astrologo chiama "pianeti" anche il Sole e la Luna, non lo fa per ignoranza, ma perché segue il significato etimologico della parola).
Mentre il Sole e la Luna hanno un procedere regolare e uniforme, gli altri 5 pianeti visibili, allora come ora, ad occhio nudo - e cioè Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno - come un'allegra brigata di trasgressivi, entravano spesso e con tempi diversi in moto retrogrado rispetto al background delle stelle fisse.
Tutti e 7 comunque restavano entro una stretta fascia (di 15° complessivi) a Nord e a Sud dell'eclittica, di quel cerchio cioè che il Sole disegna nel compiere, in un anno, la sua traiettoria nel cielo.
E su questa fascia dell'eclittica, che lo stesso Sole scandiva così nettamente al momento dei solstizi, ci si premurò di fare ulteriore ordine, suddividendola in 12 porzioni di 30° ciascuna: erano nati i 12 Segni dello Zodiaco.
L' albero dell'Astrologia era stato piantato e ben presto si mise a dare fiori e frutti.
Infatti si studiarono poi i 7 pianeti nei loro vari aspetti, dai più vistosi (il loro colore, il loro apparire e scomparire, i loro tempi di rivoluzione) ai più specifici (si scoprì presto, ad esempio, -ah, lussurioso Oriente! - che la Venere del mattino e quella della sera erano tutt'uno) e si cominciarono a trarre presagi dal loro transitare nei vari Segni: era nata l'Astrologia previsionale.
Ma quali erano le caratteristiche dell'Astrologia babilonese? Fondamentalmente due:
•essa era un'Astrologia regale, riservata solo al re, il destino del quale era insieme quello di tutto il suo popolo;
• ed era una scienza sacra.
Per i babilonesi il cielo stellato è nella sua globalità oggetto di culto, esperienza del divino. E ciò è in perfetta consonanza con il carattere semita di quei popoli.
L'Astrologia babilonese è in tutto e per tutto una RELIGIONE ASTRALE.
Nulla da spartire dunque con l'Astrologia classica, l'Astrologia greca, col suo razionalismo matematico e pitagorico.
Inoltre, con i Greci, l'Astrologia sarà rivolta all'uomo, all'uomo "qualunque", immerso nella sua quotidianeità e nel suo personale destino.
E non a caso il trionfo dell'Astrologia greca si avrà al tempo dell'Ellenismo, dopo gli sconvolgimenti che la meteora di Alessandro Magno (fine IV sec. a.C.) aveva creato.
Fu un vero big-beng per l'Astrologia, che rinacque, per dir così, a nuova vita, - lo capirete meglio dalla fotocopia che ho allestito per voi - dalle magnifiche nozze tra Oriente ed Occidente. L'Astrologia ellenistica è figlia dell' esuberante bellezza di questa koinè tra Oriente ed Occidente: erede e della sphaera grecanica e della sphaera barbarica, dove per barbari vanno intesi i non greci. Fu pure allora che il Mito si riversò nel cielo in una affabulazione cosmica che non cessa di sorprendere e di stupire.
Con Tolomeo, siamo già arrivati al II sec. d.C., tutto è già vissuto, sedimentato, chiarito, codificato. L'Astrologia greca con lui raggiunge il suo apice e non può che paventare il precipizio.
Con il crollo dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), crolla, da noi, tutta la cultura antica, Astrologia compresa. Da noi il cristianesimo (religione di stato già dall'editto di Costantino: 313 d.C.), condannando il paganesimo, condanna anche l'Astrologia, che di quel mondo culturale era espressione.
Non così nel Vicino Oriente.
Qui, sui luoghi dell'Ellenismo: Egitto, Siria, Palestina, Africa del Nord, la nuova civiltà degli Arabi - vola la spola, ronza il fuso! - continua a tessere il discorso astrologico. E la tessitura procede lungo due direttrici:
• da una parte con la traduzione delle grandi opere del pensiero greco;
• dall'altra con la rielaborazione precipua del pensiero astrologico arabo, legato alla mentalità islamica, fortemente fatalistica e dunque deterministica. Mi riferisco alla teoria delle grandi congiunzioni planetarie (stiamo ancora riprendendoci da quella dello scorso anno: l'accumulo dei 7 pianeti "babilonesi" nel Segno del Toro), portatrici degli eventi più macroscopici e - per dirla con linguaggio d'attualità - a più forte impatto ambientale, come i terremoti, le inondazioni, le guerre, le carestie, la peste.
E quando l'Astrologia riconquistò l'Europa?
Quando l'Oriente di nuovo riconquisterà l'Occidente e finalmente l'Europa conoscerà il fervore delle traduzioni delle opere dell'antichità.
E siamo già nel XIII secolo, alle splendide corti di Alfonso X ,il Saggio, re di Castiglia, e di Federico II di Svevia, re di Sicilia.
A loro si deve il rinascere degli studi astrologici, certamente sotto l'influsso dei dotti arabi - ma anche di altre nazioni, penso a Michele Scoto (lo scozzese) alla corte di Federico II di Svevia - che affollavano le loro corti.


L'Almagesto di Tolomeo, di cui abbiamo parlato, deve la sua diffusione in Europa alla traduzione dei dotti arabi in terra di Spagna.
Né meno splendida fu la fioritura comunale se porterà, agli inizi del '300, al ciclo di affreschi astrologici più grande del mondo: quelli del Palazzo della Ragione di Padova, conniventi Giotto e Pietro d'Abano, medico celeberrimo, traduttore sapiente e infaticabile, astrologo dottissimo di fama internazionale - fu per merito suo che l'Astrologia entrò nell'Università di Padova (all'Università di Bologna c'era già entrata fin dal momento della sua fondazione) - nonché, mi viene da aggiungere, nato sotto una buona stella se riuscì a sfuggire al rogo come eretico (condannati e poi arsi furono comunque i suoi resti a 30 anni dalla morte, avvenuta nel 1315).
Da lì all'Umanesimo e al Rinascimento è solo un passo. L'antico viene archeologicamente riesumato, così come il dibattito del pensiero astrologico, tutto imperniato sulla rimeditazione della teoria del micro e macrocosmo, in sintesi la considerazione che esiste una ratio universale del divenire, che c'è una logica a cui si ordina la totalità dei fenomeni. In questo ordine quel piccolo mondo che è l'uomo è il riflesso del grande mondo dell'universo.
Delle opere d'arte che l'Astrologia ispirò in quel periodo non parlerò - tutt'al più vi potrei minacciare di una prossima conferenza. Qui mi preme solo ricordare due cose:
• che i Papi del Rinascimento sono anche umanisti e cultori di Astrologia nello specifico, nonché favolosi committenti di opere ispirate all' Astrologia;
• che si deve alla scuola tedesca di Aby Warburg (1866-1929) e del suo collaboratore Fritz Saxl (1890-1948) la spiegazione, l'interpretazione dell'iconografia astrologica del nostro Rinascimento.
La grande depressione dell'Astrologia avvenne con la Riforma e la Controriforma; la débacle con la Rivoluzione Copernicana.
Il '700 illuminista e l'800 positivista sembrarono averle inferto il colpo mortale.
Ma chi fu il principe che risvegliò la Bella Addormentata?
Il filologo classico, naturalmente - se, come spero, abbiamo tratto da questo excursus il concetto che l'Astrologia è stata non solo un frutto della cultura classica (pagana, precristiana), ma è rimasta patrimonio della cultura laica europea.
Proprio alla fine dell'800 assistiamo ad un vero, grande recupero dei testi astrologici. Dai bui scantinati degli archivi viene riportato alla luce quello che fino ad allora era considerato un ammasso disordinato e farneticante di manoscritti, negletti spesso da secoli.
Mentre Cumont a Bruxelles avvia il Catalogo dei codici astrologici greci (completato nel 1953 in 12 volumi) , a Berlino Maas cura l'edizione critica di ARATO, a Cambridge Housmann quella di MANILIO, a Lipsia Boll quella di TEUCRO. E su Boll, su Franz Johann Evangelist Boll, dobbiamo fermarci.
Sapete a che cosa egli stava pure attendendo sullo scorcio di quel secolo?
A restituire a Tolomeo la paternità del Tetrabiblos - gli studiosi "seri" si rifiutavano di ammetterla - e a curarne l' edizione critica (che uscirà nel 1940, 16 anni dopo la sua morte).
Se si pensa che il libro sintesi sull'Astrologia di Tolomeo non era stato più ristampato dalla metà del '500, si può meglio capire la portata di questo sforzo editoriale. E d'altra parte la storia editoriale di un libro è la storia dell'interesse dei suoi potenziali lettori.
Ma forse è di presa immediata, e per me quasi commovente, sapere come Boll impiegasse la sua instancabile ricerca sull'Astrologia ellenistica per chiosare con esattezza un sol verso - un sol bacio!, mi fa eco Mozart -, o recuperare il senso primario di un' immagine poetica, che si era persa nei vortici delle sue stesse trasformazioni (ah, che magnifico rappresentante del Segno del Cancro! - era nato il 1° luglio del 1867).
Se poi, proprio per finire in gloria, vogliamo aggiungere che Boll assieme a Gundel e Bezold si periterà di dare una visione organica della storia dell'Astrologia come storia della cultura e della civiltà - la Storia dell'Astrologia di questo meraviglioso trio, edita ad Heidelberg nel 1917, fu pubblicata in Italia nel 1977(!) - capiamo che è attraverso questa eminente scuola tedesca che l'Astrologia recuperò tutta la sua dignità e importanza.
L'Astrologia infatti, permeando di sé tutto il mondo antico, era mezzo ineludibile per la sua stessa comprensione.


II

Entriamo ora nella…fossa dei serpenti, nell' intricato ed avvelenato dibattito sulla "scientificità" dell'Astrologia.
Generalmente tutti, almeno qui in Italia, guardano l'Astrologia, pur magari ascoltando ciò che ha da dire, con molta sufficienza. Per dirla con le "alate" parole di moda, l'Astrologia, nell'immaginario collettivo degli Italiani, è accostata, nel migliore dei casi, alla magia e altre pratiche simili, nel peggiore, la si considera una sorta di residuo di un passato oscuro e superstizioso, indegno delle lucide menti dei nostri tempi.
Nella storia del pensiero, a differenza della locanda dei proverbi, chi arriva per ultimo, meglio alloggia.
Come, nella I Parte, mi sono sforzata di illustrare che il passato dell'Astrologia è non solo un passato glorioso, ma che costituisce un patrimonio di conoscenze a cui tutte le civiltà e culture, gravitanti attorno al Mediterraneo, hanno contribuito, attinto, accresciuto - l'Astrologia non è dunque una verità di fede, immobile ed inalterabile, ma un insieme di conoscenze in continua evoluzione - ; così in questa II Parte mi sforzerò non solo di chiarire se l'Astrologia sia più o meno degna di essere chiamata scienza, ma anche - se risolviamo per il sì - di trovarle, una volta per tutte, collocazione fra le scienze.
Certo se fossimo, ad esempio, in Francia, dove l'Astrologia è entrata nell'Università - ma lì c'è stata la Rivoluzione - non partiremmo così svantaggiati, così rovinati in basso loco. Ma tant'è, iniziamo a scalare la vetta, cominciando dall'erta.
Ed ecco la lonza, leggera e presta molto, che ci si para dinnanzi e ci chiede la definizione di scienza.
Ci sono due modi di intendere questo concetto:
• in senso lato, in generale, si intende come scienza qualsiasi esperienza umana, esaminata secondo determinati criteri per ricavarne determinate leggi;
• in senso stretto, al quale ci riferiamo quando, ad esempio, diciamo che a scuola si studiano le scienze, ci si riferisce alle scienze naturali o scienze esatte.
Queste scienze esatte sono pochissime e sono essenzialmente quelle che studiano i fenomeni della natura non animata, cioè la Fisica, la Chimica e, in un certo senso, la Geologia e la Cristallografia. Esse possono chiamarsi scienze esatte perché seguono determinati criteri:
• quello di partire da un'ipotesi di lavoro;
• di aver la possibilità di fare una serie di esperimenti cambiando,
gradualmente, le condizioni di un fenomeno, isolando determinati aspetti
e vedendo se si possono ricavare determinate regole;
• di ottenere risultati, verificabili da altri nelle stesse condizioni.
Questa è la sostanza del pensiero del nostro grande Galilei, il fondatore appunto del metodo scientifico, basato sull'esperimento, e per questo fondatore della scienza moderna. E' a questo concetto unico ed esclusivo di scientificità a cui moltissimi sono ancora fermi come, nella Storia dell'Arte, moltissimi restano fedeli all'idea di imitazione della natura del Rinascimento.
Sono comunque i fautori e i cultori di queste scienze esatte i più accaniti oppositori dell'Astrologia, perché le rimproverano di non seguire i criteri che seguono loro.
Ma se noi accettiamo come unico criterio distintivo e di definizione di scienza soltanto quello che, ad esempio, la Fisica esprime, allora l'Astrologia non è scienza, è inutile discutere oltre: torniamo tutti a casa, rinunciando al gustoso dessert, che ci era stato promesso nella III Parte.
Però è pur vero che nelle Università si insegnano un sacco di altre scienze e discipline che, pur essendo considerate valide, non rispondono ai criteri che seguono le Scienze Naturali . E nessuno si sogna, neanche un fisico si sogna, di contestare la validità di queste scienze; e si ammette serenamente che per queste altre scienze si seguono altri procedimenti, giacché si occupano di altri campi del sapere, che richiedono altre metodiche. Nessun fisico sosterrà che un Professore di Storia Medioevale debba lasciare l'Università , che debba essere cacciato dalla sua cattedra, perché è una persona che non ragiona scientificamente. Questo sarebbe assurdo!
Allora se noi accettiamo che fuori dal campo delle Scienze Naturali, esistono altre scienze che hanno ugualmente diritto di chiamarsi tali, di avvalersi della definizione di scienza, di essere tenute in considerazione per questo, di essere insegnate all'Università, di creare laureati e professori, che si fregiano di titoli e di onori, eccetera eccetera, allora anche l'Astrologia rientra in discussione, perché si dovrà vedere se l'Astrologia, se non è una scienza naturale, possa essere avvicinata ad altre scienze.
Prima di passare alla definizione delle altre scienze, mi preme farvi notare che nell'esiguo elenco delle Scienze Naturali non compariva neppure l'Astronomia. Essa infatti è indubbiamente una scienza naturale e scienza esatta, ma non è sperimentale, perché la stessa Astronomia non può pretendere di soddisfare gli stessi criteri che la Fisica può soddisfare: non può fare esperimenti, non può rallentare il moto dei pianeti, accelerarlo per fare le sue verifiche. Essa deve basarsi sulla pura osservazione dei fenomeni, ma non li può riprodurre in laboratorio. Dunque se volessimo applicare rigidamente i criteri della Fisica, accompagneremo l'Astronomia fuori dalla porta.
Quale può essere allora il motivo per la polemica particolarmente feroce, almeno in certi suoi argomenti, contro l'Astrologia? Forse gli astronomi hanno un po' la coda di paglia o, meglio, come quasi sempre in queste reazioni scomposte, c'è una delusione, un sentirsi rifiutati da chi si vorrebbe essere amati e stimati.
Una volta quando Astronomia e Astrologia erano insieme, quando l'Astronomia era, per dir così, la sorella maggiore dell'Astrologia, esse , quasi Grazie celesti, vegliavano insieme sull'uomo, gli spiegavano il volgere e il senso del tempo, lo facevano respirare insieme al respiro del cosmo. L'Astrologia, come si sa, era allora anche medicina e utilizzava le conoscenze che l'Astronomia le passava , il moto dei pianeti nei vari Segni , per curare non solo il corpo, ma anche la psiche dell'uomo. Strettamente unite l'una all'altra Astronomia e Astrologia erano entrambe vicinissime all'uomo, erano scienze umane, dell'uomo normale e per l'uomo normale.
Poi le vie si sono separate: l'Astronomia è diventata pura scienza, ma in questo ha perso il contatto con l'uomo, non è più comprensibile per l'uomo normale. L'Astronomia oggi è forse, assieme alla Fisica teoretica e alla Fisica delle particelle, la scienza più lontana dall'uomo comune, la più disumana, la meno comprensibile, perché la meno rispondente ai suoi parametri vitali: distanze in anni luce, indagine su corpi e fenomeni non visibili e neppure immaginabili nelle loro caratteristiche fisiche, numeri cosiddetti astronomici, inimmaginabili per tutti, immissioni onde radio, spostamenti dello spettro della luce che dovrebbero dare informazioni sugli spostamenti delle stelle con velocità al di là di ogni comprensione eccetera, eccetera.
Forse l'Astronomia segretamente rimpiange il suo isolamento e perciò reagisce in modo così violento nei confronti dell'Astrologia (ne vedremo un esempio concreto nella III Parte).
Viene comunque da riflettere sull'osservazione di Hirschberger, nella sua Storia della filosofia, sulla caratteristica di tutte queste scienze moderne: "Esse hanno una massa di sapere straordinariamente grande, ma un livello di saggezza veramente poco profondo".
Ma procediamo a completare questa nostra II Parte.


Si parlerà ora delle scienze naturali, non sperimentali, e in particolare delle scienze umane e sociali, queste sì che si occupano dell'uomo e della sua realtà d'ogni giorno.
E mi vien subito da parlare dell'Economia, che ogni dì si lancia in previsioni - le sentiamo sbandierate alla TV e sui giornali -, previsioni che si basano, a suo dire, su rilevazioni scientifiche, statistiche in primo luogo, e che, regolarmente, come tutti sappiamo, vengono smentite dalla realtà. Se dunque ci si dovesse basare su questo, nell'obiettare ad una disciplina la non scientificità perché fa delle previsioni che di solito non si avverano, come si obietta all'Astrologia, allora, prima ancora dell'Astrologia, bisognerebbe cacciare a calci nel sedere tutta l'Economia dalle Università, perché in questo senso pecca quanto l'Astrologia se non di più.
E a proposito di statistiche mi viene da riferire il caso della Medicina, un'altra scienza che, questa volta per motivi morali, non può usare l'esperimento, non può fare la sua indagine scientifica se non in corpore vili (e cioè sugli animali). Un lavoro medico spesso si fonda su una statistica di pochi casi, che certo fanno sorridere un esperto di statistica. Con ciò questi lavori sono di grande utilità e vengono accettati da tutti. Non si capisce allora perché non si abbia la stessa indulgenza con l'Astrologia, e che anzi le si contesti di non produrre seri lavori di ricerca statistica per dimostrare le sue asserzioni.
E qui è anche doveroso aggiungere che, prima di fare gli esigenti, bisognerebbe darle i mezzi per produrre queste "prove" della sua validità.
Riconosciuta la sua dignità di scienza o diritto ad essere considerata tale, fatela entrare nelle Università, datele fondi, cattedre, assistenti, ricercatori, sponsor: vedrete che essa porterà dei risultati, la materia non manca..
E vediamo dunque a quali scienze, a quali discipline l'Astrologia può essere accostata. Con tutta evidenza alla Psicologia del profondo o psicoanalitica, che è diversa dalla Psicologia Sperimentale, suscettibile di verifica sia statistica che, entro certi limiti, sperimentale (essa studia infatti la fisiologia dei processi psichici).
Quando abbiamo i nostri problemi personali ci rivolgiamo non a questa Psicologia, ma allo psicologo, allo psicoterapeuta o allo psicoanalista.
Ora il metodo di studio, ad esempio della Psicoterapia è di tipo analogico, perché in realtà si proiettano modelli interpretativi, strutturati, per esempio, secondo causa ed effetto su comportamenti o fenomeni psichici di cui nessuno ha mai potuto dimostrare che seguano questi modelli.
Faccio solo un piccolissimo esempio per spiegare ciò che intendo.
Secondo la psicoanalisi classica freudiana, che pone alla base della nostra vita psichica i complessi e tabù sessuali, moltissime manifestazioni di questa vita psichica vanno interpretate in chiave sessuale. Per cui se qualcuno, per esempio, sogna un sigaro, un aereo, un serpente, questi vengono interpretati come simboli fallici; e se capita invece di sognare una borsa o una pentola, questi sono simboli dell'organo genitale femminile.
I simboli vengono dunque interpretati secondo analogie e questo è anche accettabile e suggestivo, purché si accettino le premesse. Ma naturalmente nessuno ha mai potuto dimostrarlo in un modo che possa andar bene alle scienze esatte.
Così come non chiediamo alla Psicoanalisi di dimostrare i suoi assunti more fisico (alla maniera della Fisica, o secondo formule matematiche) e le attribuiamo anzi il merito di essere di aiuto a molta gente, così dovremmo comportarci con l'Astrologia, che certo non ha mai fatto male a nessuno, come invece le tanto decantate Scienze Naturali, che producono armi, inquinamento e distruzione dell'ambiente.
Con ciò reputo di aver trovato un posto per l'Astrologia all'interno delle Scienze Umane con dignità pari a tante altre scienze di questo campo: essa è una scienza che, pur partendo da dati e assunti rigorosamente scientifici e controllabili, è poi costretta ad applicarli all'umano, fin troppo umano : al contingente, infinitamente complesso e quasi insondabile UOMO.
Piantata la bandiera sulla vetta, ridiscendo a valle, nella valle di lacrime della III Parte.
Come astrologa sono abituata anche a queste discese.


III

Ed eccoci ad affrontare le obiezioni che ricorrono più frequentemente alla validità dell'Astrologia; prendiamo subito il toro (non è pubblicità) per le corna e iniziamo col parlare della precessione degli equinozi, del fenomeno per cui il punto γ Ariete o punto vernale (da ver=primavera) , il punto in cui l'eclittica e l'equatore celeste si intersecano, retrocede in modo infinitesimale, ma regolarmente e tanto che, in 2160 anni ca., riesce a percorrere tutto un Segno.
Ancora ai tempi di Ipparco, il fondatore della astronomia d'osservazione, nel II sec. a.C., il punto γ cadeva nella costellazione dell' Ariete; ma già ai tempi di Tolomeo cadeva nella costellazione dei Pesci; fra non molto, cadrà nella costellazione dell' Acquario e così via. Come intravedete questo fenomeno ha dato origine alla teoria delle ere.
A causa di questo fenomeno i Segni zodiacali non corrispondevano (e non corrispondono) più alle Costellazioni omonime, e di questo lo stesso Ipparco s'accorse per primo.
Dunque è già da bandire il tono con cui questa obiezione viene mossa, e cioè come se la precessione fosse una scoperta della moderna scienza astronomica.
Si tace poi comunemente - e qui vedo già il dolo - l'altra informazione: e cioè che la questione fu già risolta dagli antichi.
E qui torna in campo Tolomeo, in questo senso sì da considerarsi il legislatore della moderna Astrologia.
Egli sottolineò che la successione e il significato dei 12 Segni dello Zodiaco restava inalterata, non subiva nessuna alterazione, perché faceva perno, faceva riferimento al percorso del Sole lungo l'eclittica: il punto equinoziale è sempre quello che fa "scattare" la primavera, sia che cada, proiettato nel cielo, nella costellazione dell' Ariete o in quella dei Pesci.
Per dirla in termini tecnici, Tolomeo sganciò definitivamente quello che potremmo chiamare Zodiaco celeste=le costellazioni che realmente si muovono sullo sfondo dell’eclittica dallo (sostituì allo Zodiaco celeste (le costellazioni lungo l'eclittica) lo Zodiaco eclittico, uno Zodiaco cioè che si sposta assieme al punto vernale. La retrocessione del punto vernale non incide per nulla sulla successione dei Segni: la primaverà immancabilmente inizierà quando il Sole arriverà sul punto γ Ariete (in qualunque punto della volta celeste si trovi) e da quel punto sfileranno immutabili i 12 Segni nella loro successione.
Per i profani vorrei fare il discorso cominciando dall'inizio, e dire brevemente come, presumibilmente, si è arrivati ai Segni e alle Costellazioni, e che cosa esse, in buona sostanza, significano.
Si trattava di suddividere il percorso del Sole lungo l'eclittica (un cerchio di 360°, corrispondente suppergiù ad un anno) al di là dei 4 momenti cardine delle stagioni: i 2 Equinozi e i 2 Solstizi.
Si scelse probabilmente la suddivisione in 12 parti uguali, i 12 mesi di 30° ciascuno, perché il numero 12 ha tanti sottomultipli e dunque ricche possibilità di accorpamenti e di suddivisioni (oziosa e pretestuosa fu dunque, pochi anni fa, la discussione per la "scoperta" della tredicesima costellazione, Ofiuco: di costellazioni nel cielo se ne possono vedere quante ne vogliamo).
E allora, per contrassegnare 1/12 dell'eclittica si scelsero delle stelle nel cielo, un gruppo di stelle particolarmente evidenti e, per ricordarle, si proiettarono in esse delle figure. Così si vide la Vergine tutta distesa lungo l'eclittica; il Toro che, invece, vi emergeva col suo possente groppone; l'Acquario che senza posa le riversava sopra la sua acqua celeste.
Erano nate le costellazioni zodiacali, che, comunque, non sono le sole ad occupare la volta immensa del cielo. Infatti con gli stessi criteri e per la stessa finalità - fissare fenomeni terrestri, all'inizio soprattutto meteorologici, al movimento dei corpi celesti - gli antichi elevarono a costellazioni anche altri ammassi stellari, sopra e sotto l'eclittica, individuando ora la Nave degli Argonauti, ora Perseo con in mano la testa di Medusa, ora il Cigno dalle grandi, candide ali spiegate e così via e così via. Per secoli, lungo tutta la civiltà mesopotamica, c’è stata una specie di commistione tra costellazioni zodiacali, costellazioni celesti e Segni zodiacali, per cui ancora nel V sec. a.C. i babilonesi associavano i 12 Segni a costellazioni celesti contigue:così, ad esempio le Pleiadi erano associate al Segno del Toro e Orione, Pegaso e Auriga erano associati ai Gemelli.
Il discorso non è , si capisce, di immediata comprensione; ma eccoci qui a riprenderne il filo.
La suddivisione dell'eclittica in 12 Segni fu dunque proiettata nel cielo nelle 12 costellazioni zodiacali, costellazioni che noi, come gli antichi, vediamo su uno stesso piano, ma che in realtà sono a distanze enormemente diverse tra loro. Queste costellazioni non si estendono quasi mai per tutto l'arco di 30° del Segno a loro corrispondente: ce ne sono di più grandi o di più piccole ed anche di più o meno riconoscibile, almeno per la nostra fantasia. Per i Greci c'era poi per dir così un'assente: la costellazione della Bilancia, che per loro faceva parte dello Scorpione e ne costituiva le chele (e chelài era per l'appunto chiamata). Ne sapeva qualcosa chi disegnò il quadrante della Torre dell'Orologio nella nostra Padova, l'unico al mondo a rifarsi alla scansione greca dei Segni dello Zodiaco.
E allora dire che 1/12 del cielo non corrisponde più a quella costellazione non ha nessuna importanza, perché è come se io abitassi in una strada e la mia casa, contrassegnata con un determinato n° civico poi, per una ragione o l'altra, lo mutasse. Per fare un esempio tratto dal vero - il mio personale - vi dirò che ora la mia casa è individuata con il n° civico 3, ma venti anni fa, era il n° 1 e, per questo, essa non è cambiata: è sempre rimasta allo stesso posto ed è sempre quella (e speriamo rimanga tale).
Così le caratteristiche-base dei 12 Segni, che hanno il loro fondamento primario proprio nel mutare delle stagioni, scandite dal percorso del Sole, non muta e non si altera se ora il punto γ non cade più nella costellazione dell'Ariete, se cioè la costellazione dell'Ariete ha assunto il n° civico 3 e i Pesci il n° civico 1.
Naturalmente - ed ora stiamo già entrando ad affrontare la seconda, più diffusa obiezione - si capisce che questo modo di presentare la non corrispondenza tra i Segni e le costellazioni (precipitandosi a dire che se non c'è più questa corrispondenza, non c'è neppure più luogo a procedere) si lega a doppio nodo con un altro tema : quello degli influssi planetari, che siano essi provenienti dalle costellazioni zodiacali o dai pianeti che le vanno incessantemente attraversando.
E qui si va dalle generali e generose ammissioni : la Luna che determina le maree, fino alle altrettanto generali e sommatorie negazioni: come fanno stelle tanto lontane e che, magari già non esistono più, a influenzare l'uomo?
In sintesi dirò: ma l'Astrologia non è un complesso di teorie immodificabili ed assolute. E abbiamo infatti appena esposto uno dei suoi più importanti cambiamenti di impostazione.
E così essa si muoverà anche riguardo la teoria degli influssi planetari, a cui lo stesso Tolomeo, nella sua visione razionalistica e scientifica, teneva moltissimo - suo continuo intento e sforzo fu quello di ricondurre l'Astrologia a cause di ordine naturale.
Ma ogni scienza per sua stessa natura è destinata ad evolvere, ad andare oltre. Come si riconosce questo diritto alle altre scienze, ché anzi si è loro grati per le nuove scoperte a cui approdano, non si vede perché ci si debba sorprendere che ad una visione di causa ed effetto degli influssi planetari si sia passati ad una visione più astratta e meno meccanicistica, tutta giocata sulle analogia e sulla sincronicità dei fenomeni.


E così si è passati dai concetti, circolanti già ai tempi di Tolomeo, di simpatia (sumpàtheia) tra cielo e terra all'elegantissima visione dell'Umanesimo e del Rinascimento, la teoria cioè del Macrocosmo e Microcosmo in cui veramente l'uomo fa tutt'uno con il cosmo, piccolo cosmo lui stesso, riflesso sulla terra dell'ordine planetario dei cieli, del grande cosmo.
Il pianeta passa nel cielo così come sulla nostra mappa natale, il nostro oroscopo, eretto in tutta la contingenza della realtà terrestre (e cioè per quell'ora e per quel luogo), solenne latore di un segnale, araldo di un messaggio che l'astrologo è chiamato a decifrare , a tradurre, a trasmettere.
Da qui l'aspetto congetturale dell'Astrologia, il suo poter dare solo proposte di lettura, di interpretazione, non certezze o verità assolute.
E già che ci stiamo continuamente spostando tra cielo e terra risolviamo, fra un'andata e un ritorno, un' altra obiezione di vecchissima data, perché è nata proprio con la rivoluzione copernicana, quella per cui, non ci si dovesse più occupare dell'Astrologia, giacché la visione su cui essa si fondava, il geocentrismo, era stato smentita dalla moderna scienza emergente: l'Astronomia.
Ci sono due modi per rispondere a questa obiezione:
• il primo, più generale, riguarda il fatto che guardare il cielo dal punto di vista della Terra, non è altro che un punto di vista relativo ;
• il secondo, più squisitamente tecnico, riguarda proprio l'oroscopo. In esso i protagonisti sono i 10 pianeti nei vari Segni e reciproci aspetti con le loro posizioni astronomiche, cioè nel cielo, al grado e al minuto. Quando si erige una mappa si tira giù il cielo, proiettandolo per dir così sulla terra, e non viceversa!
Chiudiamo il tutto alla grande con l'obiezione che tutti agita fortemente: ma l'Astrologia distrugge il libero arbitrio, ed anzi può fortemente condizionare non solo nella sua parte di indagine del carattere, ma, e soprattutto, in quella previsionale con tutti quei transiti, più o meno minacciosi, che sfrecciano sulla strada del nostro destino.
Anche qui ci sono due modi per affrontare la questione:
• quello che si appella alla formula molto felice e molto conciliante di S. Agostino: astra inclinant, non necessitant (gli astri dispongono, non costringono), risalente ai tempi (IV se. d.C.) in cui la Chiesa era ancora disposta al dialogo con l'Astrologia;
• e quella più provocatoria che ci fa chiedere: "Ma l'uomo quando mai è libero di volere? Quando mai è veramente libero di scegliere?". Nasce in una certa famiglia, in una certa condizione sociale, in una tal nazione, in un tal momento storico…

Certo anche l'Oroscopo, nello stesso tempo che mi delinea, mi delimita dal punto di vista delle stelle. Se non abbiamo interesse a specchiarci in questo specchio, siamo liberi…in questa piccola cosa sì, di non usarlo. Ma chiunque vi abbia anche solo dato una sbirciata, si sarà ben accorto quanto l'immagine fosse ben riconoscibile.
Così infatti dovrebbe intendersi l'Astrologia, un mezzo per saperne di più,
uno strumento per capire non solo chi siamo (una rielaborazione del, socratico "conosci te stesso") ma anche dove stiamo andando.
Astrologia come una strada ricca di segnaletica? Perché no?
Può essere una definizione calzante. E se poi volete prendere una curva pericolosa a 100 km all'ora, sappiate che avete esercitato il vostro libero arbitrio!