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Per festeggiare il tricentenario della nascita di Carlo Goldoni (Venezia 1707 – Parigi 1793)

Carlo Goldoni, ovvero l’epitome del gioviano

Carlo Goldoni nasce a Venezia il 25 febbraio 1707. Appartiene dunque al Segno dei Pesci, che ha per suo domicilio notturno Giove. Non sappiamo la sua ora di nascita, ma la Luna in quel giorno era stabilmente nel Segno del Sagittario, in cui Giove ha il suo domicilio diurno (per la Teoria dei domicili planetari, v. articoletto precedente).

Se i due luminari costituiscono le “colonne d’Ercole” della personalità, allora Goldoni è l’epitome del gioviano, un essere cioè naturalmente dotato di grande ricchezza espansiva (prolificità materiale o spirituale che sia) e particolarmente interessato al mondo, alla società, al costume, e a tutto quell’universo sfaccettato che è l’uomo nel suo contesto di vita (Giove, padre degli dei, è il principio d’ordine e di organizzazione per eccellenza). E certo tutta l’immensa opera drammaturgica di Goldoni (più di 200 opere tra commedie e drammi) èunaesplicita testimonianza non solo di una esuberante, inestinguibile vena creativa, ma anche di un autentico, cordialeinteresse nelpenetrare e comprendere le varie psicologie e caratteri.

Attitudini e qualità dei Segni “doppi”

Basandomi sui Domicili dei pianeti nei Segni, io sono solita dire che solo chi nasce sotto Giove e Saturno (dunque gli ultimi 4 Segni dello zodiaco) è in grado di cogliere i nessi e i condizionamenti dell’uomo come “animale sociale”, calato cioè nel suo contesto storico-culturale: per Goldoni, come si sa, la Venezia di metà ‘700. E appare a tutti evidente che il teatro goldoniano è teatro che riprende “in diretta” il vario agitarsi degli uomini nelle loro varie “gabbie” di censo: dal popolo minuto all’aristocrazia, in una mescolanza e confronto tra le due realtà che mi richiama subito ad un altro concetto astrologico: il fatto cioè che sia i Pesci che il Sagittario sono Segni doppi, mobili (=tra due stagioni) e, proprio per questo, più in grado di cogliere non dico la complessità, ma la concatenazione, la compresenza di realtà diverse, se non tra loro opposte. Nel simbolo dei Pesci i due pesci nuotano, per l’appunto, in direzioni opposte, ma sono legati tra loro da un nastro che esce, più o meno fluente, dalla loro bocca. Da qui forse già una spiegazione della “bonarietà” goldoniana, del suo non condannare mai definitivamente alcun personaggio, giacché le forze che dominano l’uomo – come certo lui per primo sentiva - sono spesso contraddittorie e irriducibili ad unità.

Carlo Goldoni: l’epitome della bonarietà?

Ma questa bonarietà, che è una filosofia di vita e insieme un modo di porgersi (si leggano i prologhi delle sue commedie in cui l’esposizione limpida e chiara si unisce ad un tono fermo, ma sommesso, senza alcunaostentazione personalistica) è stata completamente fraintesa esi è, per dir così, ritorta contro lo stesso Goldonie la considerazione in genere della sua grandezza di commediografo. Il prodigio creativo di una commedia che sembra quasi farsi da sé, stando in piedi solo sulle effimere battute dei suoi personaggi, lo hafatto passare perabile, divertito e divertenteritrattista della realtà veneziana col suo colorito dialetto (ma che, con lui, diventa una lingua!) e le sue ciàcoe (chiacchiere). Dunque un attento, consumato artigiano, un perfetto “imitatore della natura”, più che un artista consapevole, alle prese con i tormenti della creazione, soggetto a dubbi o malinconie.

Ma così non è.Chi ascolti con attenzione il suo teatro - e, per fortuna, in questi ultimi decenni c’è stato un vero “ravvedimento” nel modo di rappresentarlo – s’accorgerà che dubbio e malinconia, come una nebbia lagunare, s’alzano impercettibilidalle tavole di scena fino a coprirla tutta. Anche l’inevitabile “lieto fine” con cui si concludono tutte le sue opere, con il trionfo vuoi della verità, vuoi del ravvedimento,vuol della vittoria della dignità e dell’intelligenza della donna,non può non lasciare un punto interrogativo nellospettatore.

Goldoni e Molière

Certo alla fine tutto si è ricomposto e lo spettatore può tornare a casa riconfortato e ottimista : il mondo può migliorare; si può ancora avere speranza; la ragione è alla fine riconosciuta. Così non gli succede dopo aver assistito ad un dramma di Molière che lo ha messo di fronte, incalzandolo quasi spietatamente,alla cieca insensatezza o truffaldina ipocrisia del genere umano.

A questo punto si impone una piccola digressione, astrologicamente rivelatrice: Molière è del Segno di Terra del Capricorno, Domicilio diurno del severo Saturno, proprio l’ opposto dell’ottimistico Giove di Goldoni! Ecco spiegati gli opposti registri di questi due grandissimi: l’uno denuncia e condanna i grandi mali della società del suo tempo o le grandi ossessioni di cui l’uomo può essere preda e lo fa attraverso personaggi che incarnano un principio astratto (l’avaro, l’ipocrita, il medico, l’ipocondriaco, il cornuto); l’altro, che non vuole rattristare e rattristarsi, capovolto il cannocchiale, lo punta sull’infinitamente piccolo,mettendo in scena pezzi di vita reale, insignificanti per “gli alti sistemi”ma che alla fine si trasformano in una metaforadell’inconsistenza della vita stessa.

Ma poiché si è più attratti dal male che dal bene, e, soprattutto, poco allenati a fare un discorso di stile, si è fatto subito entrare Molière nel gota della drammaturgia, mentre s’è molto stentato a farlo con Goldoni.

E’ proprio vero che ad essere buoni, si ha sempre… la peggio. Però nel caso di Goldoni c’è stato un vero misconoscimento, che per lungo tempo ha tarpato le ali alla sua fama.

Francesco De Sanctis (1817-1883) e Benedetto Croce (1866-1956)

Essi, dai loro autorevolissimi scranni, il primo fu il maggior critico della letteratura italiana nel XIX secolo, il secondo il maître à penser del XX, formularono giudizi pesantissimi sul Nostro, ritenendolo volgaree occupato solo alla gentucca ,inferiore a Molièreperché privo del suo afflato morale, econ una vena poetica che non poteva raggiungere le vette della grande arte, dato il ristretto mondo in cui si muoveva.

Ora capiamo perché ancora non sia deltutto estinto l’atteggiamento di riserva cheancora ostentauna parte del pubblico italiano (e veneto nello specifico) nell’ammettere la grandezza di Goldoni. Tutto sommato si fa un (deleterio) discorso di contenuti, che impedirebbero la grandezza dell’arte!

Per fortuna altra acqua è passata sotto i ponti, anche quelli veneziani.Già ai suoi tempi, infatti, Goldoni riceveva stroncature analoghe da Carlo Gozzi (1720-1806), il drammaturgo suo diretto rivale, che stigmatizzava le sue opere come “vere pidocchierie”, divertenti magari sulla scena, ma indegne di essere date alle stampe.

Ma almeno Gozzi coglieva la novità e l’ardire di Goldoni nel rivoluzionare il teatro, mettendo in scena come protagonista,proprio quella plebe (parola laica che odora già di Rivoluzione francese)che fino ad allora ne era stata estromessa.

Goldoni e la riforma del teatro.

La cosiddetta “riforma goldoniana”, quella per cui viene superata la commedia dell’arte (quella delle maschere, della recita “a braccio” su di un canovaccio) e si “costringe” l’attore a recitare il testo voluto dall’autore, si potrebbe sì, astrologicamente parlando, attribuirlaall’influsso di Giovenella sua funzione di regolatore e promotore dell’ordine. Nelle varie storie della letteratura italiana si fa intravedere a quale degrado la Commedia dell’arte fosse caduta. In questo senso Goldoni diventerebbe un commediografo già tutto permeato dai fermenti dell’illuminismo, che porta sulle scene la limpida linearità della ragione, ovverosia, dell’esposizione pulita ed ordinata , senza le “sbracature” di chi recita a “ruota libera”. Ma non è così. Alla riforma del teatro, del suo teatro, Goldoni fu il primo ad essere “costretto”.Ricordo che del teatro egli ebbe conoscenza pratica in quanto attore (così come lo furono Shakespeare e Molière); quando si volse a diventare autore capì che l’impalpabile trama delle sue commedie, fondate sul brillio della battuta, non sopportava improvvisazioni. Egli era contemporaneamente direttore d’orchestra e autore dello spartito che aveva sottomano e che gli attori dovevano eseguire stando, rigorosamente, “al tempo”, il suo tempo.

Questa riforma, che era una rivoluzione per quanto concerneva le abitudini e degli attori e del pubblico,Goldoni la attuò con paziente determinazione: in 5 anni (1738 -1743) si partìcon la sola parte del protagonista interamente scritta (Momolo cortesan) e si arrivò alla prima commedia completamente scritta (La donna di garbo).

D’altra parte niente nella vita ebbe di facile.

Quando Giove è “disarmonico” e proprio con Saturno. L’importanza dei transiti planetari.

1) In quell’anno Solare 1742/1743, lo segnalo per gli esperti, in cui Goldoni raggiungeva la meta stabilita: essere un commediografo,Giove e Saturno, i pianti che presiedono alle grandi azioni costruttive e creative, si trovavano insieme in Leone. Giove era dunque ritornato nella sua sede natale,dunquein grado di “riscattare” l’aspetto disarmonico di nascita (laquadratura con Saturno in Toro) e promuovere tutto un nuovo riassetto del destino (Giove, come s’è detto governa e il Sole e la Luna).Il transito di Saturno su Giove, segna una tappa fondamentale nella consapevolezza e delimitazione delle proprie qualità personali (tutti e due i pianeti fanno trigono con la Luna Natale).

2) Per i neofiti prenderò il discorso più da lontano, anzi dall’inizio.

Abbiamo infatti cominciato la nostra celebrazione di Goldoni dicendo che egli è un degno rappresentante del pianeta Giove. Ma in questi casi è di basilare importanza vedere, nella mappa di nascita, come Giove sia posto: in quale Segno e conquali “aspetti”(termine “tecnico” che indica i rapporti angolari dei pianeti tra loro).

Orail Giove di Goldoni è nel Segno del Leone (egocentrico e teatrale), Segno di Fuoco, Domicilio del Sole , che ne amplifica ulteriormente i valori (espansione ottimistica, edonismo, socialità). Sappiamo già che questo Giove è armonico con la Luna in Sagittario; ora aggiungiamo che è armonico anche con Nettuno in Ariete creando nel tema il grande triangolo dei Segni di Fuoco in grado di infondere una forza attiva considerevole, un’energia spontanea e una impulsività che pure si rintracciano nella biografia del grande commediografo. Cito, come esempio più vistoso, il piantar in asso i noiosissimi studi di filosofiaa Rimini, per imbarcarsi, nottetempo, non aveva che 14 anni, con una compagnia di comici che salpava per Chioggia, dove allora si trovava sua madre. Malinconia per la mamma, amore travolgente per il teatro: pianto e riso, realtà e finzione fanno un tutt’uno.

Ma il Giove di Goldoni fa anche degli aspetti disarmonici, e molto pesanti: è opposto (distanza di 180°) al Sole e quadrato (distanza di 90°) a Saturno, che è, a sua volta quadrato, col Sole (Saturno è infatti alla fine del Toro e il Sole agli inizi dei Pesci), minacciando al contempo difficoltà finanziarie serie o crolli di fortuna (leggi anche buona fama, successo) e comunque ostacoli d’ogni tipo. E in questo sensola vita di Goldoni è tutta in salita: un padre assente nella primissima infanzia; un girovagare per le varie città d’Italia con studi iniziati e cambiati ed espulsioni dal collegio (a Pavia) per versi troppo mordaci nei confronti delle fanciulle bene della città, la necessità poi – il padre morì quand’egli aveva 24 anni – di trovarsi unlavoro, finalmente concludendo gli studi (a Padova, avvocato, proprio come dettava Giove); poi a lavorare come un matto per le varie compagnie dei vari teatri veneziani (San Samuele, Sant’Angelo, San Luca) e ogni tanto fuggir dalla città…per i debiti; infine vedersi costretto, sfibrato dalle battaglie e da un lavoro sempre più ingrato (cambiando compagnie, c’era da ricominciare tutto da capo ed educare i nuovi attori, sempre legati alla commedia dell’arte, al senso del suo teatro ) dover lasciare Venezia per la Francia (1762) – un altro Pesci, Gioacchino Rossini, farà lo stesso un secolo dopo – per incappare infine nella Rivoluzione e vedersi così tolta lapensione di corte. No, non si può dire una vita, baciata dalla fortuna, né, tanto meno, dalla ricchezza.

La disarmonia tra Giove e Saturno è anche rivelatrice delle sue malinconie, dell’altalenarsi tra esaltazione e abbattimento, tra ottimismo e pessimismo, tra socievolezza e autoisolamento, di cui nessuna traccia abbiamo –Goldoni è reticente su se sesso, anche nelle Memorie - ma che, come si diceva all’inizio, aleggia in tutta la sua opera.Che sia il Forse l’accostamento conRossini potrebbe essere ripreso per far più luce nei segreti recessi goldoniani.Nei suoi capolavori musicali il pesarese ci trascina inun indiavolato, divertito ed esilarante ribollimento (il crescendo rossiniano),mentre nella vita reale era preda – questo lo si sa con certezza - di inguaribili ansie e fastidiose ipocondrie.

E poi sia Goldoni che Rossini appartengono al I Decano dei Pesci, che è, nello specifico, governato da Saturno. La coppia antitetica Giove/Saturno li accomuna, così come, probabilmente, la soluzione di compromesso ad essa riconducibile: nei limiti del possibile cerchiamo di alleggerire, a noi e agli altri,il peso della vita. Prenderla più sul serio…non ne vale la pena!