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Laboratorio

Nostalgia della patria! (1934) di Marina Cvetaeva (1892-1941)

Nostalgia della patria! Da tempo
un fastidio smascherato!
Per me assolutamente fa lo stesso –
dove assolutamente sola

trovarmi, per quali sassi a casa
trascinarmi con la borsa della spesa,
in una casa che nemmeno sa che è - mia,
come un ospedale o una caserma.

Per me fa lo stesso, in mezzo a quali
persone mostrare i denti come un leone
prigioniero, da quale cerchia di gente
essere ricacciata – immancabilmente –

dentro di me, nell’individualità dei sentimenti.
Orso della Kamciatka senza banchisa
dove non acclimatarmi (né mi sforzo!),
dove umiliarmi – per me è tutt’uno.

E non mi farò illudere neppure dalla lingua
nativa, dal suo latteo richiamo.
Mi è indifferente, da quale
passante non essere capita!,

(da un lettore, da un divoratore
di tonnellate di giornali, da un mungitore di dicerie...)
del ventesimo secolo – lui,
ma io di ogni secolo!

Stordita, come una trave
avanzata da un viale alberato,
per me tutti – sono uguali, per me tutto – è uguale,
e, forse, più uguale di tutto –

quel che era nativo – più di tutto,
tutti i segni da me, tutti i marchi,
tutte le date – come tolti da una mano:
anima, nata – in qualche dove.

Così il paese di me non si è curato,
il mio paese, che anche la spia più perspicace,
per tutta l’anima, in lungo e in largo,
non troverà macchia di nascita!

Ogni casa mi è estranea, ogni tempio vuoto,
e tutto – fa lo stesso, e tutto – è uguale.
Ma se lungo la strada un arbusto
spunta, specialmente un sorbo…

Traduzione: Daria Mueller


Premessa: una indispensabile informazione biografica per la comprensione del testo.
Nel 1934 Marina Cvetaeva era in esilio in Francia (già negli anni ’20 aveva lasciato la Russia con la famigliola, vivendo in condizioni spesso di indigenza), ormai definitivamente in rotta – e il tono della poesia vi fa intravedere il perché - con l’ambiente letterario della stessa emigrazione russa.
Ascrivo ai Segni fissi del Toro e del Leone questa ostinazione ad arroccarsi sulle proprie posizioni, e alla Bilancia la drasticità - come Segno equinoziale - nel giudicare/condannare (Bilancia della Giustizia).

Dell’oroscopo di Marina Cvetaeva basterà citare le tre componenti fondamentali :

• Sole in Bilancia, Segno d’Aria, cardinale/equinoziale, Domicilio diurno di Venere
• Luna in Toro, Segno di Terra, fisso, Domicilio notturno di Venere
• Ascendente in Leone, Segno di Fuoco, fisso, Domicilio esclusivo del Sole.
Tutti e due i luminari sono sotto Venere:
• quella Celeste, Venere Urania, della aerea, astratta Bilancia si esprimerà attraverso il Sole (= la mente, la coscienza razionale),
• quella Terrestre,Venere Pandemia, del terrestre, sensoriale Toro, adotterà i moduli della Luna (= la sensibilità, il tipo di reattività emozionale);
non dovrebbe essere dunque difficile rintracciarne gli influssi anche in questa sola poesia.

Qual è il concetto-base su cui ruota la poesia?
Il senso di estraneità, di emarginazione, di esilio e, conseguentemente di solitudine e di indifferenza al tutto, non dipende dal luogo in cui ci si trova (il “dove”, ripetuto più volte), ma dall’impossibilità
1) e di comunicare in modo autentico (v. l’elemento Aria e, nello specifico, la Bilancia, Segno della coppia per antonomasia, e cioè di una comunicazione che è sempre affettiva, esclusiva, totalizzante)
2) e di sentirsi appartenere (v. l’elemento Terra del Toro con le sue fisicità: la casa “che nemmeno sa che è...mia”; la lingua nativa col suo “latteo richiamo”; la nostalgia della patria che, creduta annullata, riemerge alla semplice vista di un sorbo).
Il tutto detto con un tono di amaro risentimento, proprio di chi ha visto rifiutate le sue spontanee profferte d’amore: Venere “ricacciata…nell’individualità” dei suoi sentimenti.

Riflessioni
A) Tipico della Bilancia, , è l’aspettarsi/il pretendere (“né mi sforzo!”) d’essere subito riconosciuta per le proprie eccezionali qualità (= lei è l’Amore e la perfezione insieme). Nella combinazione Bilancia/Leone anche il chiedere può costituire una “umiliazione”.
Tipico di Venere Urania è la proiezione nell’atemporalità, specie se è quella che l’arte concede (“io di ogni secolo!”) e nell’aspazialità (“anima, nata – in qualche dove”) con tutto il disprezzo per il quotidiano, il banale, il volgare. Che tipo di comunicazione ci può mai essere con un comune “divoratore di tonnellate di giornali”? La Bilancia vuole la qualità, non la quantità; l’attenzione esclusiva, e non generica, del suo interlocutore.

B) Tipico del Toro, Segno della piena primavera, è il “piacere delle radici”, che legano alla terra, a madre natura, anche se per Marina Cvetaeva la terra natale s’è comportata più come una matrigna che come una madre . La nostalgia della patria, il naturale attaccamento alle proprie origini, al paese, il “mio paese” che tanto più l’ha tradita non “curandosi” di lei, si sono trasformati così in un assillo tormentoso.
Marina Cvetaeva come la Io della mitologia, perseguitata dal tafano di Era? Così la immagino, ma anche un po’ Lady Macbeth in quell’ossessivo pulire/eliminare ogni traccia, ogni “macchia di nascita”.
D’altra parte la Luna in Toro è in “esaltazione” e per questo si sono accumulati tanti segni – date – marchi.

Tipico del Toro è anche questo sobbarcarsi, bestia da soma e da lavoro qual è, il peso dell’esistere quotidiano (la “borsa della spesa”, “i sassi” del percorso del bisogno e della necessità), fino a sfiancarsi in uno sfinimento che rasenta di nuovo il piacere: quello che chiamerei dell’essere usata.
Come si vede niente di più lontano dalle astrazioni bilancine. D’altra parte tutta la poesia è proprio una lotta tra le ragioni del Sole e le sensazioni della Luna : una lotta che – è la stessa conclusione della poesia a dircelo - non avrà mai fine.

Cosa resta in tutto questo vuoto e indifferenza?

Il lavoro di poeta. Marina Cvetaeva detestava essere chiamata poetessa e, infatti, nella poesia, usa gli aggettivi che la riguardano al maschile. Qui si potrebbe individuare l’influsso dell’eroico, maschile Leone. Lei stessa si paragona ad un leone prigioniero, e ad un orso…senza banchisa.
La poesia salva dall’isolamento e dalla deriva

Note sullo stile
Concetti tremendi ed esasperati vengono però esposti con uno stile diretto, quasi confidenziale, con tutte le “tachicardie” del corpo e della mente, messe a nudo dall’uso continuo dei punti esclamativi, del corsivo, dei trattini, dei puntini di sospensione.
Non riconoscete anche qui i tratti della “classica venusiana”, che riferisce a chi ama anche tutte le vibrazioni di ciò che sente e pensa?
Così fa la poetessa (mi scuso con Marina Cvetaeva) col suo ideale lettore, uno che la ama e che, dunque, la può capire.