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GINKO BILOBA di J. W. von GOETHE (1749-1832)

La foglia di quest’albero, dall’oriente
affidato al mio giardino,
segreto senso fa assaporare
così come al sapiente piace fare.

E’ una sola cosa viva,
che in se stessa si è divisa?
O son due, che scelto hanno,
si conoscan come una?

In risposta a tal domanda,
trovai forse il giusto senso.
Non avverti nei miei canti
ch’io son uno e doppio insieme?

Traduzione: Daria e Klaus Mueller


Naturalmente è stato impossibile mantenere il gioco delle rime alternate, che incastona nel rigore della loro necessità il fine e agile snodarsi del pensiero.

Nota preliminare

La pianta del Ginko, originaria della Cina, fu importata in Europa nel XVIII secolo.
Goethe ebbe occasione di ammirarla nel parco del castello di Heidelberg, durante un suo soggiorno, ospite di Marianne von Willemer. A lei Goethe aveva portato la foglia di Ginko e a lei fu indirizzata la poesia con le due foglie di Ginko incrociate e incollate sulla carta da lui stesso.
Era il settembre 1815 e in quelle sere si discuteva sulla particolarità della forma di questa foglia e sul tema della polarità e unificazione esistente in natura, concetto cardine negli interessi naturalistici e botanici del poeta.

Commento

L’arcano segreto che la meravigliosa foglia del Ginko fa intravedere a colui che ama andare al di là dell’apparenza reale delle cose - e che perciò stesso è un sapiente - è proprio quello dell’unicità nella duplicità, della tensione all’unificazione degli opposti, che permea la natura e ogni cosa vivente.
Il bilobato Ginko rivela una divisione o ha scelto di apparire duplice?
Una domanda questa che il poeta può rivolgere anche a se stesso, perché egli è come la foglia del Ginko, uno e doppio e, aggiungiamo noi – scoprendo le sue valenze astrali - in continua tensione nel ridurre ad unità la sua polarità.

Dati astrologici di base di J.W.von Goethe

Sole in Vergine, Segno di Terra, doppio(=tra due stagioni), opposto alla Luna in Pesci, Segno di Acqua, doppio.
Tutti e due i luminari sono in Segni doppi e per di più in aspetto di opposizione (distanza di 180°), l’aspetto polare per eccellenza.
I Segni opposti in astrologia sono sempre tra Elementi – qui Terra e Acqua - che si “amano” . L’opposizione è dunque il massimo della complementarietà e dunque della integrazione, unificazione , riduzione ad unità armonica delle diversità.
Colgo l’occasione per dire che i Segni doppi (termine assai infelice, perché ambiguo) sono i più complessi e allo stesso tempo più flessibili – come talvolta sono chiamati in tedesco – di tutto lo zodiaco. E’ interessante altresì notare che dei quattro Segni doppi presenti nello zodiaco (gli altri due sono i Gemelli/ARIA e il Sagittario/FUOCO), la Vergine è quello che “nasconde” di più la sua complessità, la sua ambivalenza, scegliendo – di proposito richiamo il verbo usato da Goethe - di adottare nei suoi rapporti col mondo un comportamento convenzionale e circostanziato (del tipo “a domanda, rispondo”). Da qui nasce la scarsa considerazione del Segno, la sua sottovalutazione e riduzione a caricatura della pignoleria e dell’avarizia.
Ad integrazione di questa nota, vedi la sezione “Mito greco e astrologia. - La Vergine”.

Tornando alla poesia del nostro grandissimo rappresentante della Vergine con Luna in Pesci, riflettiamo sui pianeti che governano i due luminari. Mercurio (in Domicilio Diurno in Vergine) spinge al dato oggettivo, all’analisi, alla catalogazione del reale; mentre Nettuno (Domicilio Diurno in Pesci) e Giove (Domicilio Notturno) creano tutti i presupposti filosofici ed intuitivi insieme per una coscienza cosmica.
Particolare (Vergine) ed universale (Pesci), realtà fisica e significato occulto si trovano dunque vis-à- vis, e non per scontrasi, o, peggio, confondersi, ma per integrarsi l’uno nell’altro, in una poderosa unione delle diversità.
Se ora aggiungiamo che l’Ascendente di Goethe era in Scorpione (Segno d’Acqua, fisso= di piena stagione, in armonia e col suo Sole e con la sua Luna) , siamo autorizzati a pensare che sia stato proprio questo Segno, allenato a scrutare impavidamente gli abissi, a fornire al poeta quel gusto dell’indagine sul mistero del mondo (e di se stesso), che è stato anche alla base dell’opera di tutta la sua vita: il celeberrimo Faust.
E dire Scorpione equivale a dire tensione (Marte e Plutone governano il Segno), tensione che la Vergine si incarica di scandagliare con la ragione e i Pesci di comprendere con la loro straordinaria intuizione superiore.

Annotazione sullo stile

C’è una polarità anche nello stile di Goethe, presente in questa breve poesia, quasi nata dall’occasione, come nelle sue opere maggiori: l’ estrema limpidezza del linguaggio, la linearità essenziale dell’esposizione – impossibili da rendere nella traduzione! - si uniscono ad una complessità profonda dei concetti.
Ecco ancora la duplicità della Vergine: esternamente semplice, internamente complessa.